Oggi scrivo di un libro intitolato “Marie aspetta Marie” di
Madeleine Bourdouxhe. L’ho acquistato perché sono stata rapita proprio da
questo titolo e, rispetto alle altre volte, non mi sono informata sulla trama
ma mi son bastate queste tre semplici parole. In effetti, secondo me, lì vi è
il riassunto di tutto il libro… la protagonista è Marie che aspetta qualcosa,
un po' come tutte le donne attendono… la felicità? L’amore? Sé stesse?

Infatti la protagonista è l’incarnazione della donna, attenzione però, qui non si fa riferimento alla figura femminile delineatasi negli ultimi tempi dinamica, attiva, piena di impegni e senza tempo per la sfera del privato; ma si parla di una donna che riesce a dedicare una parte del proprio tempo ai sentimenti e alle emozioni. Certamente non è una figura statica come nei romanzi ottocenteschi ma non è neanche simile alla figura della spietata e arida donna d’affari che la società sembra volerci imporre (questa roba non regge!). L’uomo è fatto di dubbi e di incertezza e a volte mi sembra che venga rappresentato molto più simile ad una macchina, e purtroppo tali riproduzioni, indirettamente vanno anche ad influenzare i comportamenti umani.
"Marie non ama niente, non aspetta niente? Marie ha il cuore gonfio d'amore. E Marie aspetta Marie."
Grazie
a questa esperienza Marie ritrova sé stessa o meglio ancora prende
consapevolezza della sua esistenza. In che senso? Lei è una donna generosa che, a mio avviso,
tende a vivere sempre all’ombra di qualcun altro o comunque cerca di aiutare
chi ha bisogno del suo sostegno, in primis suo marito, sua sorella, i suoi
amici. La relazione che nasce col giovane ragazzo mi è sembrata il primo passo di
Marie verso l’egoismo, anche perché lui conduce una vita autonoma e distante e
non esprime mai l’esigenza di voler ricevere aiuto dalla nostra protagonista.
In effetti c’è da dire che, onde evitare coinvolgimenti di questo tipo, non
parlano delle loro vite private quando sono insieme, ed inoltre sarà sempre e
solo Marie ad organizzare gli incontri perché è lei che per la prima volta, per
sentirsi bene, ha bisogno di qualcun altro. Questo tipo di situazione che si
crea può essere condivisibile o meno, qualcuno potrebbe anche obbiettare e
dire: “Le donne non hanno bisogno di nessuno per sentirsi bene!”, vero ma non
troppo, perché l’uomo per sua natura è un essere sociale, ha bisogno di
intrattenere rapporti, ma allo stesso tempo la socialità deve coesistere con
l’amor proprio, infatti, se metto gli altri prima di me stesso ad un certo
punto si arriva al limite. Marie in un preciso momento del libro si rende conto
di desiderare un istante di solitudine, avviene il risveglio, realizza il
desiderio di incontrare il ragazzo e da qui assume una luce diversa, diventa
anche più bella!
"Intorno a loro sii riforma tutta l'attesa, tutta l'incertezza di quel mondo bizzarro, pieno di cose non dette: offerte future, ricchezze, fallimenti, gioie? in quale direzione li porterà? c'è in esso quella forza ignota che li tiene entrambi sotto il suo giogo, e in altri momenti ha la dolcezza di una promessa."
Ho trovato particolarmente commovente il momento in cui la nostra
protagonista si reca a casa dei genitori, ormai padrona di sé, trova conforto
nei ricordi di infanzia e nelle azioni immutate del padre e della madre.
Particolarmente intenso è, invece, un passaggio del romanzo in cui diventa
necessaria una riflessione sul tema del suicidio (no spoiler!), l’autrice
diventa super partes creando un dialogo tra chi è pro e chi contro.
Fa da sfondo a tutto questo una magica e sognante Parigi che
viene raccontata così minuziosamente da far teletrasportare il lettore nei tipici
viali, parchi e piazze della capitale francese; mi è venuta una voglia matta di
visitarla insieme alla provenza e ai paesini del nord della Francia! Chi viene
con me?
Spero, con questo post, di aver destato un po' di curiosità
verso questo piccolo gioiellino,
come sempre buona lettura,
Marty
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